Gli obiettivi di Michelangelo

28/07/2010

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Il vero rischio non è porsi obiettivi troppo alti e non raggiungerli, ma porseli troppo bassi e raggiungerli.

Michelangelo Buonarroti

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5 Leadership Lessons: Joseph Nye on Leadership

28/07/2010

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5 Leadership Lessons
Joseph S. Nye is University Distinguished Service Professor at Harvard University’s Kennedy School of Government. In The Powers to Lead, he relates leadership and power. He expands further on his concept of soft power—co-opting people rather than coercing them—and hard power—influence involving pressure or threats—but he shows how effective leadership in the real world requires a mixture of both.

Hard and soft power are related because they are both aspects of the ability to achieve one’s purpose by affecting the behavior of others. They sometimes reinforce each other and sometimes they interfere with each other. The use of either one or the other depends on context. The ability to know which to use when is what he calls smart power. We need to know our context.

He says, “Soft power is not good per se, and it is not always better than hard power. Nobody likes to feel manipulated, even by soft power. Like any form of power, it can be wielded for good or bad purposes, and these often vary with the eye of the beholder.”

Here are five leadership lessons from The Powers to Lead:

  Almost anyone can become a leader. Leadership can be learned. It depends on nature and nurture. Leadership can exist at any level, with or without formal authority. Most people are both leader and followers. They “lead from the middle.”

  Smart leaders need both soft and hard power skills: co-optive and command styles. Both transformational and transactional objectives and styles can be useful. One is not automatically better than the other. Leaders depend on and are partly shaped by followers. Some degree of soft power is necessary. Presence/magnetism is inherent in some personalities more than others, but “charisma” is largely bestowed by followers.

  Appropriate style depends on the context. There are “autocratic situations” and “democratic situations,” normal and crisis conditions, and routine and novel crises. Good diagnosis of the need for change (or not) is essential for contextual intelligence.

  Leadership for crisis conditions requires advance preparation, emotional maturity, and the ability to distinguish the roles of operational, analytical, and political work. The appropriate mix of styles and skills varies with the stage of the crisis.

  The information revolution and democratization are causing a long-term secular shift in the context of postmodern organizations—a shift along the continuum from command to co-optive style. Network organizations require a more consultative style. While sometimes stereotyped as a feminine style, both men and women face this change and need to adapt to it. A consultative style is more costly in terms of time, but it provides more information, creates buy-in, and empowers followers.


Free Video on Leading Without a Title

28/07/2010

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Over 20,000 people have watched the inspiring video below. If you have not seen it yet do it NOW and you will see what real leadership and success is all about. Please share it with your team, friends and family.


Come trovare lo scopo della tua vita

28/07/2010

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Spunti di riflessione utili per trovare la propria strada nella vita.

“Lo scopo della vita, in fondo, è quello di viverla, di gustare con intensità ogni accadimento, di apprezzare con entusiasmo e senza timore le esperienze più nuove e ricche.”

Eleanor Roosvelt.

Azz Andrè… un pelino presuntuosetto questo articolo, non trovi?! Praticamente tu hai già capito tutto della vita e me lo vieni a spiegare in 500 parole o giù di lì?! Questo non me lo voglio proprio perdere…

Trovare lo scopo della propria vita può essere un percorso tortuoso fatto di centinaia di vicoli ciechi, delusioni, amare consapevolezze e fallimenti; tuttavia è un percorso che vale sempre la pena seguire fino in fondo, costi quel che costi.

Per quanto mi riguarda, sono ancora all’affanosa ricerca della mia strada, ma da quando ho iniziato il viaggio, credo di aver capito un paio di cose che mi piacerebbe condividere con te in questo articolo:

Trova le costanti della tua vita

Spesso pensiamo che nella vita ci siano così tante possibilità, che il nostro scopo, dal momento che non lo abbiamo ancora trovato, debba essere per forza qualcosa a cui non abbiamo ancora pensato. Qualcosa di così lontano dalla nostra vita presente, che l’idea di doverlo trovare ci demotiva.

Eppure, ci sono passioni, interessi o argomenti che fanno parte della nostra vita fin da quando eravamo bambini: a me piace definirle le costanti della nostra vita.

Possono essere un hobby, un argomento di studio, uno sport; sono quelle passioni per le quali troviamo sempre tempo e che faremmo come nostro lavoro anche gratuitamente.

Ti propongo allora questo piccolo esperimento:

  • Fai una lista delle costanti della tua vita. Non stare a pensarci troppo: fallo in modo istintivo. Se hai il dubbio di inserire o meno qualcosa nella tua lista, lasciala fuori! A volte infatti crediamo che nella vita dovremmo fare quello che gli altri si aspettano da noi; lo crediamo a tal punto da convicerci che sia questo lo scopo della nostra vita: ma in realtà queste sono false costanti e scrivendo la nostra lista le scoviamo subito grazie ad impercettibili esitazioni.
  • Ordina la tua lista. Non tutte le costanti nascono “uguali”. Alcune passioni si differenziano da altre ed entrano nella nostra vita con maggiore prepotenza: queste passioni dovrebbero occupare i primissimi posti della nostra personale classifica, perché sono queste passioni a dare forma e direzione alla nostra vita. Adesso che hai ordinato la tua lista, fai un bel cerchio attorno alle prime 3-5 costanti della tua vita.

Trova un nesso tra le costanti della tua vita

Sono sempre più convinto che sia opportuno modificare la frase:

Trovare lo scopo della propria vita.

con

Ascoltare lo scopo della propria vita.

Per quanto possa sembrare sorprendente, in realtà i pezzi del puzzle sono già tutti sul tavolo della nostra vita, dobbiamo solo avere la pazienza di ricostruire il disegno complessivo.

Questi pezzi del puzzle sono proprio le nostre passioni, le costanti della nostra vita. Tanto più riusciremo a coniugare queste passioni in un unico disegno, tanto più ci avvicineremo a definire lo scopo della nostra vita.

Ti propongo allora un secondo esperimento:

  • Crea una mappa concettuale delle costanti della tua vita. Ricordi cosa sono le mappe concettuali? Oltre a rappresentare un ottimo metodo di studio, le mappe concettuali possono essere estremamente utili quando si tratta di trovare un nesso tra argomenti all’apparenza lontani tra loro. Prendi un foglio bianco, scrivi le 3-5 costanti della tua vita e fai un cerchio intorno ad ognuna di esse: questi saranno i nodi della tua mappa concettuale.
  • Trova le relazioni associative. Prova ora a trovare delle relazioni tra le costanti della tua vita. In alcuni casi le relazioni saranno lampanti, in altre dovrai fare un importante sforzo di immaginazione. E’ importante affrontare questo piccolo gioco senza pregiudiziali. Per quanto strane potrebbero sembrarti alcune relazioni, dai loro una possibilità. Questo passaggio è allo stesso tempo complicato e delicato.
  • Sintetizza i risultati in una one-liner. Una one-liner è una singola riga di testo che sintetizza un concetto. Prova a scrivere questa breve frase in modo da comprendere le costanti della tua vita e le relazioni che hai trovato tra loro. Modificala, togli ciò che non è necessario, finché non avrai trovato una frase che ti ispiri profondamente.

Complimenti: hai trovato lo scopo della tua vita.

Ora devi “semplicemente” compiere il tuo destino.

Foto photographer padawan *(xava du)

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Perché fermarsi sul più bello? Continua a leggere…

  1. Le 2 decisioni più importanti della tua vita
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Ancora problemi con le frodi su iTunes

13/07/2010

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Ricorderete i circa 400 casi di frode su iTunes? Ne abbiamo parlato ancehe oggi con l’articolo dal titolo iTunes e gli account bucati, che c’entra il “walled garden” e un paio di giorni fa con il caso del vietnamita Nguyen. Ebbene, sembra che il fenomeno non sia ancora stato circoscritto. A darmi notizia di un’altra frode perpetrata nello stesso modo è stata una persona che ha la mia più totale fiducia: me stesso!

Oggi ho ricevuto la mail un estratto della quale apre l’articolo che state leggendo e ho scoperto di aver acquistato a mia insaputa Tilian Wars HD, un gioco per iPad di cui neppure conoscevo l’esistenza. Da notare che non possiedo il tablet di Apple (purtroppo) e che quindi non me ne faccio proprio nulla di questa applicazione.

Nonostante Apple abbia risposto che si tratta solo di casi isolati, a me non fa molto piacere il fatto di essere incluso nella “top 400″ su 150.000.000 di utenti.

Come prima cosa ho segnalato tramite l’apposito servizio il problema ad Apple, che mi ha risposto con una mail automatica. Spero di avere presto una risposta soddisfacente e di avere indietro i miei 2,99 €. Poi ho cambiato la password con una che ritengo essere ancora più sicura di quella precedentemente utilizzata (entrambe alfanumeriche e piuttosto lunghe). Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

Ancora problemi con le frodi su iTunes, pubblicato su TheAppleLounge il 12/07/2010

© Tiziano Dal Betto per TheAppleLounge, 2010. | Commenta! |
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Stop trying to control your emotions!

13/07/2010

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A lot of people think that I teach others how to control their emotions in order to improve their communication and people skills. I don’t. And let me make it clear right off the bat: I believe that trying to control your emotions is messy, dangerous and ineffective stuff.

Emotions are not meant to be controlled. They are not meant to be something we have direct and instant power over. That would defeat their purpose. Imagine one of our ancestors in the Stone Age who is attacked by a hungry bear, feels fear and has the impulse to run like hell.

But then, he decides: “Hey, I’m gonna control my fear and try to negotiate with this bear.” And he somehow switches off his fear just like that. You would have a dead caveman in the next 5 seconds, regardless of his people skills (a… bear skills). Our species would be extinct if we could all do that.

So, what is it that I teach within my attitude-based approach? What is it that you can effectively do about those nasty negative emotions you don’t want? The point is this:

Instead of trying to control your emotions, learn to manage them.

Managing your emotions is subtly but meaningfully different than trying to control them. When you try to control your emotions, you do so by rejecting them and repressing them. It’s like putting a cap over a pot of boiling water and pretending the water in it is not boiling. This is a bad idea for several reasons:

  • It requires a lot of effort and is intrinsically painful;
  • It doesn’t really work, you can only control your emotions to a small degree;
  • The emotions eventually bottle up and they overwhelm you;
  • In the long term, the whole process is stressful and damaging to your health.

Managing your emotions is not about trying to reject them or repress them. It’s not a combative process, it’s a transformational process. To manage your emotions means to:

  • Accept they are there and there’s a positive intention behind them;
  • Understand both the external aspect of your life and the internal aspects of your thinking which create them, amplify them and sustain them;
  • Address these aspects and change them, in order to change your emotional reactions.

When you manage your emotions, they do not change all of a sudden. There are leaps in awareness in this process which can create instant emotional changes, but for the most part, the whole process is gradual. It takes place step by step, as you either change the way your life looks, or the way you habitually think about it.

Sometimes, negative emotions are just signals that you’re doing things which are not aligned with your values and an external change is required, sometimes they are signals that your thinking in certain situations is irrational and an internal change is required.

Either way, by managing you are not addressing your emotions head on and you are not fighting them. You are going to the root of your emotions, you are pulling out the weeds and you are planting new seeds. This is why in a very Zen way, managing your emotions makes a lot more sense than trying to control your emotions.

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Happiness really is in the little things

13/07/2010

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I’m on a train going to visit my parents. Next to me, there is this old lady with an enthusiasm to envy. She’s looking out the window and saying: “Look at all the trees! They’re so green! And look at all the beautiful houses!” I look at her attentively for a moment and I realize she’s probably in her 80’s, but her face is shining with youth, joy and vitality.

Meanwhile, I’m on my laptop, hurrying to answer all my emails before I reach my station, noticing that I’m loosing my Internet connection, thinking to myself “Damn! This isn’t fair! Why is this happening to me! I need to answer my emails!” and getting myself annoyed by the situation.

Then I suddenly realize how silly I am, in the way I think, feel and act right now. And how silly the vast majority of us humans are. Here we are, living in the most evolved society that ever existed, a world which our ancestors 2000 years ago didn’t even dream of, and we’re bitching about things like our Internet providers.

I instantly hear myself thinking: “Fuck this!” A split second later, I close Outlook with a click, deciding to leave my emails for later and I abruptly… relax. I start looking out the window; I notice: the trees are beautiful. Very beautiful! And I don’t even like green. Or so I thought.

How many moments of joy and happiness do we miss out on each day, because we get distracted and pissed off by small problems? How many of them do we miss out on in one month, one year and one lifetime? I don’t even want to make this estimate.

In psychological terms, it is called habituation: the process of getting used with something which exists in our lives all the time or a lot, so it no longer evokes the same emotional response. What it basically means is that our mind no longer interprets that thing as special. It sees it as normal, as a given, it takes it for granted.

This is how we take for granted almost everything in our lives. The personal car, the big plasma TV, the instant communication available with anyone on the planet at anytime, the skills we have as people and the things we can do. Then we start getting really frustrated when for some reason, one of these is no longer available to us. We feel cheated, betrayed, as if life owes us something. Forget silly: this is hilarious!

And so my lesson for the day emerges: if we want to live truly happy lives, we need to stop tacking things for granted. We need to look at even the smallest things in our lives and realize how great, how extraordinary they are. Then we can laugh at almost any modern life problem we have.

When you are able to enjoy the little things in life, not only that you become a lot happier, but you also radiate it. So in social interactions, you exude this positive energy which gets you noticed, impresses people and attracts them to you. This is one interesting way to improve your people skills.

I don’t believe in destiny, but if I would, I’d say that it’s manifesting right now: the old lady got off and now there’s this 8-9 years old kid who just climbed aboard with his mom in her place. He’s full of energy, he’s bouncing left and right and singing “Happy Birthday” like it’s the epiphany of musical creations. He’s so exited about this song!

This must be the second pointer to the same lesson, for reinforcement. I’m looking at the kid and I’m thinking: “I hope school and habituation don’t mess with his head too much”. My station is near; time to close…

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